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Approfondimenti

Un commento alla proposta dell’aumento delle tasse universitarie

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Gentili professori Ichino e Terlizzese,

devo iniziare questo post lodando la grinta e lo sforzo di chiarezza con cui da quasi due anni difendete pubblicamente la vostra idea, perché anche chi (come me, per trasparenza) la considera quasi totalmente erronea ha avuto l’occasione di sollevare temi importanti. Da non economista né professore, cercherò di dare anche io un mio modesto contributo al dibattito. Non avendone le competenze ed essendo stati già sviscerati ampiamente, mi asterrò dall’esaminare i vostri calcoli sulla tassazione, focalizzandomi piuttosto su alcune perplessità a riguardo di quelle che credo siano assunzioni implicite ed errate nel vostro ragionare.

Numeri chiusi, saperi blindati!

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Presentiamo in questo documento alcune nostre riflessioni sul numero chiuso e proviamo a spiegare perché siamo contrari ad ogni barriera all'accesso e contestiamo  la nuova riorganizzazione del numero chiuso a medicina con l'accorpamento delle sedi voluta dal ministro Profumo.

Ormai è evidente a tutti come i test a numero chiuso ledano il diritto allo studio, ricordiamoci che anche il Consiglio di Stato ha rinviato alla Consulta la questione delle legittimità di questi test, in quanto il numero chiuso vìola la libertà dello studente di poter scegliere liberamente la facoltà da frequentare, per seguire le proprie aspirazioni e pertanto consideriamo la battaglia per la sua abolizione ancora aperta.

Il test d'ingresso viene oggi troppo spesso utilizzato in molte facoltà esclusivamente per limitare l'accesso degli studenti, poiché non esistono oggi strutture adeguate nei nostri atenei o docenti sufficienti per aprire nuovi corsi di laurea, invece di puntare a migliorare il servizio fornito agli studenti e ad assumere i tanti precari si preferisce impedire agli studenti l'accesso all'università.

Negli ultimi anni la discussione sull’accesso limitato era ferma al numero programmato, specialmente quello relativo ai corsi di laurea delle aree scientifiche.

Questo test, non sempre basato sulle conoscenze che uno studente si suppone abbia acquisito durante il suo precedente corso di studi, ha la facoltà di decidere sul futuro di migliaia di ragazzi.

Se prima la limitazione era stata prevista a livello nazionale per la facoltà di Medicina e Chirurgia, ben presto, si è avuto un effetto domino. In tutta Italia, le diverse facoltà scientifiche hanno programmato il numero di accesso nei diversi corsi di laurea, giustificando questa scelta con motivazioni quali: necessità di qualità e necessità logistiche.

Il dato reale è che alla base c’è un interesse politico che sta cercando di spostare le risorse pubbliche verso le strutture private, poiché le carenze sia in ambito organizzativo che didattico sono l’ovvio risultato di scelte fatte nei diversi anni dai governi che, periodicamente, attuano tagli ai fondi di sovvenzionamento delle università pubbliche per trasferirli verso enti privati. Questo ha causato, in quasi tutta Italia, un blocco delle assunzioni e una mancata occasione per il miglioramento delle strutture universitarie che, a fronte delle nuove immatricolazioni, hanno evidenziato ed aggravato le già note carenze. Nel frattempo l’accesso limitato sta plasmando giovani impossibilitati nel poter raggiungere i propri obiettivi e, soprattutto, una generazione di scontenti e disillusi del proprio avvenire, alimentando in questa maniera la frustrazione di gente che vede nel precariato l’unica certezza futura.

Il Ministro Profumo, diversamente da quanto annunciato, non si è mostrato per nulla tranquillo, e cambia le regole del numero chiuso all’università con il Decreto Ministeriale 28 giugno 2012 n. 196, che fissa modalità graduatorie “territoriali” per i test di ingresso a Medicina, Odontoiatria, Medicina Veterinaria e Ingegneria Edile/Architettura. La questione è che queste graduatorie non fanno altro che causare problemi anziché risolverne. Sono state unite Università di diversa grandezza e peculiarità tra di loro, non facendo altro che creare un Ateneo “preferito” per ogni gruppo e poi tutti gli altri a seguire. Le aggregazioni territoriali non sono neppure di province limitrofe(si parla in alcuni casi persino di 3 regioni diverse).

Lo studente si trova davanti degli ostacoli come quello di non avere la sicurezza di rimanere nella propria città scelta, molto probabilmente di non trovare un alloggio o persino non poter rimanere in casa, bisogna che depositi i propri documenti ISEE nelle diverse Aziende Regionali al Diritto allo Studio, bisogna, inoltre, che controlli quotidianamente il sito del MIUR per rispondere ai messaggi del Cineca, per evitare di ritrovarsi non immatricolato a causa dei tempi ristretti di lavoro delle segreterie. E' giusto porre uno studente davanti la decisione di non poter iscriversi all'università non potendo permettersi una vita da fuori sede?

La nostra idea è da sempre stata quella della selezione naturale. Molto spesso i corsi di laurea con il numero programmato sono corsi con una forte selezione interna, causata dalla grande mole di lavoro che bisogna sostenere. Tanti degli studenti che hanno passato il test hanno rinunciato alla carriera universitaria, lasciando vacanti quei posti previsti dal ministero. Un sistema di propedeuticità e di soglie anno per anno permetterebbe di formare studenti e professionisti sempre più competenti, dove verrà valutato non tanto lo studente all'inizio, ma durante gli anni, valorizzando in questa maniera la motivazione dei tanti che non passano attualmente il test.

Rifiutiamo la truffa dei test a numero chiuso e la sua graduatoria, pretendiamo che si inizi un percorso di ripubblicizzazione dell'Università italiana, incentrato sul rifinanziamento delle borse di studio, sull'innovazione della didattica e sull'investimento per la formazione e la ricerca, che consenta un reale e libero accesso ai saperi per tutti gli studenti e le studentesse del nostro paese.

Quali sono gli accorpamenti delle facoltà di medicina, come fare per iscriversi senza incorrere in errori? ecco tutte le risposte

Come è stata uccisa l'università americana, in cinque semplici passi

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hamburger university

Riprendiamo un articolo uscito recentemente su un blog americano, a proposito del processo di graduale privatizzazione e distruzione dell''istruzione universitaria pubblica negli Stati Uniti. Si tratta di un modello ancora ben lontano dal nostro, ma al quale, attraverso i successivi processi di riforma, ci stiamo lentamente avvicinando. La traduzione è di Enrico Natalizio, Paola Perin e Lorenzo Zamponi.

Qualche anno fa, Paul E. Lingenfelter iniziò la sua relazione sul definanziamento della pubblica istruzione scrivendo: "Nel 1920 H.G. Wells scrisse: 'La storia è sempre più una gara tra l’educazione e la catastrofe.' Credo che fosse nel giusto. Niente è più importante per il futuro degli Stati Uniti e del mondo della diffusione e dell'efficacia dell'istruzione, in particolare dell'istruzione superiore. Io dico con particolare attenzione all'istruzione superiore, ma non perché la scuola dell'infanzia, la scuola elementare e quella secondaria siano meno importanti. Il successo ai vari livelli di istruzione dipende, ovviamente, da ciò che è accaduto prima. Ma bene o male, la qualità dell'istruzione post-secondaria e della ricerca influisce sulla qualità e l'efficacia dell'istruzione ad ogni livello."

Negli ultimi anni le discussioni sui vari aspetti per i quali le nostre università non funzionano sono cresciute come l’accumularsi di nubi temporalesche. Il dibattito verte sugli scarsi risultati scolastici nei nostri laureati, sulle tasse studentesche fuori controllo e sui rovinosi prestiti d’onore. Finalmente si presta attenzione agli stipendi enormi dei presidenti e degli allenatori sportivi e allo status riservato alla maggioranza dei docenti: simile a quello dei lavoratori migranti. Ora ci sono movimenti che vogliono limitare le tasse studentesche, condonare i debiti degli studenti, creare più potenti strumenti di "valutazione", offrire materiali didattici gratuiti online e combattere lo sfruttamento dei docenti a contratto. Ma ognuno di questi movimenti si concentra solo su un particolare aspetto di un problema molto più ampio e nessun aggiustamento su questi singoli punti affronta la vera ragione per cui le università in America stanno morendo.

Torino: Una rivoluzione per la contribuzione studentesca

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Premessa

La crisi economica sta facendo pagare alla società italiana il prezzo di anni di politiche inadeguate e, come in ogni crisi, a pagare e a soffrire di più sono le categorie sociali più deboli. Paradossalmente alcune di queste categorie particolarmente colpite sono anche quelle su cui si potrebbe e si dovrebbe tentare di costruire una via d'uscita dalla crisi: gli studenti, i ricercatori e in generale i lavoratori della conoscenza, nelle scuole e nelle università pubbliche, che la costruzione e la diffusione del sapere forniscono alla società stessa che li finanzia gli strumenti per affrontare i problemi che ci affliggono.

Diceva Albert Einstein che “non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l'ha generato” e questo per noi significa che i modelli su cui ha funzionato la società finora e che fanno da zavorra, tirandoci sempre più in basso nella spirale di povertà e debito della crisi, devono essere rivisti ed esaminati con occhio critico. Dato che non esiste un solo modo di pensare e che leggere il futuro della società italiana ed europea nelle variazioni giornaliere dello spread ha la stessa affidabilità della lettura delle viscere di un agnello sacrificale o del volo degli uccelli per divinare il futuro, è chiaro che la cosa più saggia da fare sia studiare il più possibile i problemi dell'economia reale e le loro cause, per cercare di comprendere come funziona il sistema in cui ci siamo trovati a vivere. Solo quando avremo chiaro in mente quali meccanismi agiscono alla base della crisi potremo tentare di venirne fuori con la speranza di riuscirci. Altrimenti qualsiasi provvedimento, decreto, legge finanziaria, riforma del lavoro o spending review non è altro che un colpo sferrato alla cieca. Nel migliore dei casi queste misure saranno inefficaci, più realisticamente è probabile che queste “botte da orbi” si trasformino in una guerra tra poveri, in cui il welfare e i diritti acquisiti dalle generazioni passate vengono smentellati a favore di un’accumulazione di ricchezza e potere degli individui a scapito della popolazione.

Scheda Tecnica sull'eliminazione nella spending review del limite del 20% sulla contribuzione studentesca.

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Aumenti tasse a raffica?

Come si apprende dalle pompose notizie della stampa e dal testo della spending review circolato in rete dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, è sparito il taglio di 200 milioni di euro al Fondo di Funzionamento Ordinario degli Atenei pubblici. Questo taglio si sarebbe andato a sommare ai 455 milioni previsti dal governo precedente, che invece rimangono. Si introduce però una nuova pericolosissima norma che apre ad una liberalizzazione delle tasse e dei contributi universitari, come già in passato richiesto e sostenuto dalla CRUI (Conferenza dei Rettori Università Italiane) e da alcuni partiti italiani.

La normativa attuale

IL DPR 306/1997 fissa il limite massimo del 20% come rapporto fra l’intero ammontare dei contributi e delle tasse universitarie e l’annuale assegnazione di fondi ministeriali (FFO). Tale limite non è stato rispettato da numerosi Atenei italiani, nell’inerzia del Ministero.