
Pubblicchiamo il testo di una mozione approvata dal Senato Accademico dell'università di Torino contro l'atto del governo 437
Il Senato Accademico dell’Università di Torino, riunito il 7 maggio 2012, esprime una vivida preoccupazione a riguardo dei recenti decreti emanati dal MIUR presieduto da ministro Francesco Profumo, e in particolar modo dal decreto legislativo 437 (c.d. “Programmazione”).
Nel decreto 437, approvato nel CdM il 23 marzo 2012, si tagliano in modo pesantissimo e permanente il turnover e le progressioni di carriera. Secondo la relazione tecnica redatta dal ministero stesso, ben 37 università italiane si troveranno a dover mandare in pensione 5 professori ordinari per poter assumere un ricercatore a tempo determinato, mentre il turnover medio generale si attesterà sul 20%. Questo peggiorerà ulteriormente il già pessimo rapporto docenti/studenti, e condannerà all'emigrazione le presenti e future generazioni di giovani studiosi, già intollerabilmente precarizzate dall'introduzione del ricercatore a tempo determinato. Inoltre, il decreto favorisce le università che hanno le tasse studentesche più alte, invitando così indirettamente gli atenei ad aumentarle ancora nonostante il nostro paese sia al terzo posto in Europa per contributi versati dagli studenti. A conferma di questa preoccupazione, l’assemblea della CRUI tenutasi il 23 febbraio 2012 ha proposto al ministero l’abolizione dell’attuale tetto sulle tasse studentesche (il 20% sull’ammontare dell’FFO).
Il Senato Accademico esprime viva preoccupazione anche per l'aumento delle tasse studentesche sul diritto allo studio, come previsto nel decreto legislativo 436, che andrà in discussione alla Camera entro le prossime due settimane e che porterà ad un aumento medio di 66,5 euro a studente. Si conferma la tendenza di ricorrere alle tasse studentesche per coprire i continui tagli al finanziamento sul diritto allo studio operati dal ministero e dalle regioni: il diritto allo studio sarà sempre meno garantito dallo Stato.
Per quanto riguarda la valutazione del sistema universitario, il Senato Accademico ritiene che una valutazione centrata su misurazioni sia quantitative che bibliometriche, affidate semplicemente ad un'authority che risponde unicamente al Ministro, non sia la via più corretta ed efficace per premiare il merito e stimolare la crescita scientifica e didattica degli atenei. La valutazione deve invece servire ad individuare analiticamente le criticità del sistema universitario per porvi rimedio in modo strutturale. Questo risultato non deve essere conseguito considerando la valutazione come uno strumento tecnico e punitivo per ridurre le risorse a disposizione di alcune strutture fino a impedir loro di svolgere la duplice funzione di didattica e ricerca.
Questo Senato chiede quindi che il ministro Profumo riveda i suddetti decreti ed apra un dibattito pubblico che coinvolga appieno gli Atenei e i loro studenti, al fine di evitare che decreti e valutazione diventino un semplice pretesto per chiudere ed accorpare sedi senza criterio riducendo ulteriormente la libertà di ricerca e il diritto allo studio sanciti rispettivamente dall'articolo 33 e dall'articolo 34 della costituzione italiana.
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